Dolci frutti neri


Se pensi alla frutta non pensi al nero, eppure tante sono le dolcezze che hanno questo colore. Alcune, come more e mirto, ci vengono donate dalla macchia mediterranea, il profumatissimo ecosistema endemico fatto di piante arbustive, aromatiche e ricche di oli essenziali, altre vengono da alberi portati sull’Isola dall’uomo nell’antichità e sfruttati sia per le loro fronde che per la loro generosità di frutti, come il fico nero, il gelso e la vite.

Le more di rovo (Rubus ulmifolius), sono diffuse in molte zone d’Italia. Qui nella Sardegna meridionale fruttificano a fine luglio, con bacche piccole e dolcissime dalle numerose proprietà nutritive e curative. Con l’aggiunta di poco zucchero se ne fa una squisita marmellata al profumo di bosco. Mi cimenterò per la prima volta quest’anno, e credo che seguirò la ricetta di Cucina con Luna a cui si riferisce anche l’immagine a destra.

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Anche con le bacche (o more) di gelso (Morus Nigra) si possono preparare gustose marmellate e, ancora più gustose granite.
L’unico vero problema è raccogliere le bacche senza sporcare tutti i vestiti. Le bacche infatti sono saldamente ancorate al ramo e vanno tagliate via, appena le si prende nelle mani macchiano di rosso, con una tinta piuttosto resistente e un effetto… macabro!

 

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Con il mirto (Myrtus communis), invece, oltre alla confettura si prepara la famosa bevanda alcolica, un ottimo e profumato digestivo.
Ne esistono moltissime in commercio, una delle mie preferite è quella prodotta con le bacche raccolte nell’Oasi del WWF Monte Arcosu (Zedda Piras), ma come packaging trovo imbattibile la bottiglia di Spirito Sardo.
La raccolta delle bacche avviene in dicembre / gennaio, le bacche vanno lasciate macerare almeno 30 giorni nell’alcool e infine va aggiunto uno sciroppo di acqua e zucchero, come per tutti i rosoli.
La bellissima raccolta della foto a sinistra è di Monica Vinci, Jewelry designer e amante della sardegna (Lo scrigno dei gioielli)

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I fichi neri sardi sono molto buoni, sia appena colti dall’albero che lasciati seccare al sole e conservati col ripieno di una mandorla tostata. Io però sono di origine romagnola e non ho potuto fare a meno di sperimentare la loro conservazione secondo una ricetta della mia tradizione: i fichi caramellati.
I fichi appena colti vanno  collocati, con la buccia, in un tegame largo e alto, a strati. Cosparsi di zucchero, vanno cotti a fuoco lentissimo coperti per almeno 3 ore. La combinazione ideale è accompagnarli con un formaggio fresco (in Romagna si usa lo Squacquerone), che in Sardegna può essere sostituito dal pecorino primo sale o dal “casu friscu” (si trova solo dal pastore), oppure con un pecorino stagionato che, con la sua piccantezza, produrrà un interessante contrasto.

 

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Resterebbe molto da dire dell’altro frutto nero regalato a settembre da questa terra: l’uva di Carignano da cui si produce l’omonimo vino, ma credo che questo argomento meriti un post tutto suo, perché si tratta di una storia molto bella, che viene da lontano.