Bisso e lino, trame di magia

Ci sono cose che solo le donne molto ostinate riescono a fare, come salvare il mondo!

Salvarlo dalla banalità, dal mercimonio, dalla volgarità, dalla omologazione. Ci sono donne, molte donne, molto caparbie e capaci, che riescono anche nel silenzio che le circonda, a lavorare per l’umanità e a renderla migliore.

Penso a quella donna palestinese che coltiva fiori nelle bombe a mano e riesce così a dare un contributo simbolico e salvifico, un segno di ostinazione nel bene, prima ancora che di speranza di pace.

fiori_bombe_a_mano

 

Ci sono donne in Sardegna che vivono per salvare qualcosa di inestimabile che altrimenti andrebbe perduto e lo fanno per lo spirito che anima il mondo, perseguendo la sua stessa essenza, la sua bellezza e perché, a volte, salvarlo è una necessità.

Chiara Vigo, ultimo maestro di Bisso al mondo, ha dedicato la sua vita al rispetto di un giuramento, quello fatto al mare e a sua nonna, di preservare e salvare il bisso e il segreto della sua lavorazione, per consentire alle donne e al mondo di godere ancora della sua magica bellezza.

Prodotto dalla Pinna Nobilis, la più grande conchiglia bivalve del Mediterraneo, questo filato viene raccolto con immersioni in apnea e preservando la vita del mollusco, protetto, che vive nelle basse acque tra Calasetta e Sant’Antioco, acque che Chiara conosce bene, per averne studiato a fondo l’ecosistema.

Pinna Nobilis foto di Kosta Ladas

Il colore ambrato scuro del Bioccolo di seta si modifica se viene esposto ai raggi del sole diventa oro, una seta d’oro dall’incredibile leggerezza e brillantezza.

Ai tempi della nonna di Chiara, i pescatori pescavano le pinne e il filato raccolto aveva una lunghezza utile per realizzare tessuti interamente lavorati per ordito e trama di Bisso. Dopo averlo essiccato e cardato, la fibra viene dissalata e ritorta a mano. Ora la pinna viene preservata e il filato raccolto ha una lunghezza molto inferiore che consente di utilizzarla solo per ricami, realizzati con la tecnica “unghiata” o per tessuti di piccole dimensioni.

Il bisso lavato e cardato. Foto di Roberto Rossi www.fotorossi.com
Il bisso lavato e cardato. Foto di Roberto Rossi www.fotorossi.com

La tradizione della tessitura del Bisso marino è antichissima, la leggenda vuole che il bracciale di Nefertari fosse di Bisso, così come il ricamo dell’abito di Teodora, imperatrice bizantina e l’abito da sposa della Regina Margherita. I manufatti hanno un valore inestimabile, oltre al sapere (oggi si direbbe know how), e alla rarità della materia prima, i tempi per la realizzazione li rendono senza prezzo. Chiara Vigo ha la sua missione, quella di preservarlo per chi verrà dopo di lei, cioè per tutte noi.

Della stessa pazienza e della stessa maestria è armata Arianna (ArJànas), che nell’antico borgo di Tratalias (luogo incantato cui dedicheremo un post ad hoc), coltiva, letteralmente, la passione per il lino e per l’antico mestiere della filatura, della tessitura e della colorazione naturale delle fibre.

Dal piccolo seme che viene coltivato, alla raccolta della pianta che nasconde nel fusto la fibra morbida e resistente, fino alla realizzazione di tessuti, tappeti ricamati in lana, ma anche sciarpe, collane e altri gioielli -tutti pezzi unici- la giovane Arianna dedica i suoi giorni a questa arte, con una soave passione, quasi umile, ma che cela, appena sotto un leggero velo di timidezza, una tempra forte e decisa, un carattere degno di questo nome.

Ce ne vuole del carattere, in un mondo e un’epoca in cui pare che i valori siano nascosti sotto molti strati di oggetti inutili, di valori effimeri e di incomunicabilità. Sapere che c’è qualcuno che in un atelier antico, di un paese fantasma, su di una isola magica, semina e raccoglie qualcosa che nelle sue mani, dopo almeno un anno, diventa un prezioso gioiello o un tessuto, senza mai incontrare altro che le sue mani, il legno, le canne e la lana tinta con colori naturali è una fonte di grande sollievo, per non dire di un senso di salvezza.

Elicriso, gioiello di lino realizzato da ArJànas foto di Roberto Rossi (www.fotorossi.com)