Lo zen, il vento e la salsa di pomodoro

Qui sull’isola di Sant’Antioco non manca certamente il vento, anzi, il vento scandisce le giornate e talvolta impone l’agenda. Spesso è  il vento a decidere per noi e la sua direzione determina gli impegni della giornata.

Attività manuali all’aperto in un giorno di Levante, come oggi, a esempio, sono difficili e pesanti.  Ma anche lavorare su internet è più difficile con il Levante, la connessione è lenta e rende i tempi estenuanti.  Il Levante è caldo e secco, fiacca e spezza le gambe.

Di positivo ha che permette di asciugare velocemente il bucato. Lo Scirocco è anche peggio, caldo e umido, spesso gravido di piogge dense di sabbia sahariana.

Il vento più frequente è però il Maestrale, che soffia dal quadrante di nord ovest, rinfresca, allontana le zanzare e aiuta a riposare la notte. A volte, quando rinforza parecchio, ulula tra i “carugi” (vicoli), e le “curtette” (giardini), di Calasetta e tra i rami degli alberi in campagna.

D’inverno il Maestrale, ma più ancora il Libeccio o la combinazione dei due, scuote il mare e provoca onde altissime che sovrastano addirittura la scogliera (guarda il video su YouTube).

Questo vento è abituale e tutte le case (antiche), sono costruite in modo da non essere troppo esposte. È bello, l’inverno, andare a fotografare la Scogliera di Macori e il Faro di Mangiabarche, due dei soggetti che meglio si prestano a rendere la visione plastica del vento.

Le mie foto non sono all’altezza, quindi pubblico qui quelle di due professionisti Fabio Corona (www.sulcisnaturalmente.eu), autore della foto della scogliera di Macori in balia delle onde e di Roberto Romans Zucca, autore della foto del faro di Mangiabarche.

mareggiata calasetta1

Oggi invece soffia un fastidioso Levante, adorato dai bagnanti che si godono il mare caldo e senza onde, che rende l’aria afosa nel paese,  ridossato ed esposto al Maestrale e che diventa molto molesto nelle campagne.

mangiabarche_9

Oggi non avevo voglia di andare in spiaggia (questo, per chi può scegliere, è il periodo peggiore perché troppo affollato), e quindi resto chiusa in casa, con l’aria condizionata accesa, a preparare la salsa di pomodoro con i pomodori del nostro campo; prodotti senza impiego di alcun antiparassitario o altra sostanza, i nostri frutti sono totalmente “bio” come si dice oggi, nati dalla terra e maturati grazie all’acqua e al sole. Il raccolto è stato abbondante e non riuscendo a mangiarli tutti, nonostante ne regaliamo molti agli amici, vale la pena preparare la salsa che useremo quest’inverno.

Per personalizzare questa normalissima conserva, ho pensato di darle un nome simpatico e l’ho chiamata “Pumatetta” (“pomodorino” in tabarkino), e ho realizzato delle etichette molto carine grazie a un sito che offre questo divertente servizio: Jam Labelizer. Ho adottato un design un po’ retrò, ho inventato nomi e creato le etichette anche per le altre mie prodezze alimentari, come i fichi caramellati, la marmellata di limone e quella di arance amare.

Fare conserve è un’attività molto rilassante, soprattutto in un giorno come oggi. Questo vento intrigante scompiglia le idee, le arruffa e appesantisce, cucinare ascoltando musica consente di rimetterle, piano piano, in ordine.


 

Ricetta della mia salsa “Pumatetta” 

Ne tempo ne ho sperimentato alcune, che prevedono la cottura con soffritti vari, ma alla fine ho optato per quella che mi ha consigliato la mamma (che ha sempre ragione), cioè la ricetta della conserva Bimby, comoda e veloce, meno impegnativa per il futuro utilizzo, ma adatta solo a chi possiede questo splendido elettrodomestico.

È molto semplice, devo lavare e tagliare i pomodori (essendo “bio”, i frutti spesso ospitano simpatici parassiti che così vengono eliminati), frullarli per una decina di secondi alla massima velocità e poi farli cuocere per 30 minuti alla temperatura “Varoma”.

Nel frattempo, dopo averli lavati in lavastoviglie, faccio sterilizzare i vasetti per la conserva in una grande pentola di acqua bollente per 30 minuti, così ottimizzo i tempi.

Questo è il passaggio più noioso ma essenziale alla buona riuscita dell’intera operazione. Appena sono pronti i vasetti, lo sono anche i pomodori, che, anch’essi bollenti, vanno invasati e poi pastorizzati. I vasi pieni vanno cioè nuovamente immersi in acqua e messi a bollire per qualche decina di minuti, a testa in giù. Quando si sono raffreddati, vanno asciugati e capovolti, così si crea il sottovuoto, necessario per la corretta conservazione.